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    I Suoni della Preistoria | La ricerca | Strumentario sonoro | Attività svolta | Rassegna stampa |






I Suoni della Preistoria

LA RICERCA

Questo lavoro si prefigge di iniziare alla conoscenza dei primi strumenti musicali: la paleorganologia.


Non vuole essere la ricostruzione esatta della musica preistorica di un certo luogo, di una particolare epoca, ma un'opera d'arte di carattere universale ispirata all'essenza sonora, un mix-catalogo di suoni determinati dagli oggetti stessi, suoni che nascono oggi come quarantamila anni fa.

Partendo dai reperti archeologici del paleolitico europeo è stata effettuata una ricerca comparata che ha reso possibile riscoprire oggetti sonori simili a quelli tuttora presenti nelle tradizioni popolari, folcloristiche primitive e religiose dei diversi popoli del mondo, valutandone l'uso e la funzione, spesso simile nelle arcaiche e misteriose origini.


Per ricercare e riscoprire i suoni della preistoria e il loro valore psicoacustico sono occorsi parecchi anni di ricerca e studio in quanto non esiste una disciplina precisa per studiare l'argomento. Rare e soprattutto teoriche sono le ricerche archeologiche nel campo musicale.
In primo luogo è necessario chiarire perché spendere tempo ed energia per studiare i suoni del passato ?

Studiando i moduli di base, archetipi sonori, si possono comprendere le motivazioni che hanno portato al fenomeno così per meglio indirizzarlo nel futuro.
Perché fare e ascoltare musica e perché utilizzare uno strumento piuttosto che un'altro.
Quindi se vogliamo conservare e creare, come stiamo facendo nuovi suoni, strumenti musicali e musiche, dobbiamo meglio considerare le reali necessità acustiche, biologiche, sociali e astratte che ci spingono a questo fin dalla remota preistoria.

Per affrontare un argomento cosi complesso e vitale come le origini della musica è stato necessario studiare diverse discipline e materie interrelate fra loro: le scienze naturali, la zoosemiotica, l'acustica, la psicobiologia della musica, la filosofia, l'etnomusicologia, l'archeologia, l'archeologia sperimentale, la paleorganologia, la pedagogia, la terapia e altre ancora.

Reperti archeologici

Nelle origini della musica, in particolare nell'invenzione degli strumenti musicali, la fase principale della sperimentazione è situata nella preistoria dell'umanità e consiste nella produzione di particolari suoni, che si possono ottenere usando oggetti naturali non lavorati, le prime sostanze sonore, la base del linguaggio sonoro e musicale universale.

Dai reperti archeologici in osso, pietra e conchiglia, i graffiti e le pitture, le uniche tracce sopravissute nel tempo, possiamo stabilire che la storia degli strumenti musicali segue la vicenda degli utensili usati dall'uomo; i primi oggetti sonori riconosciuti compaiono 40.000 anni fa con l'evento dell'homo sapiens sapiens nel Paleolitico superiore, paralleli all'arte simbolica e figurativa e sono tra i primi oggetti bucati artificialmente; come i pendagli ornamentali sonori, i fischietti di falange, i raschiatori e i rombi, mentre i primi flauti tubi in osso con buchi per le dita, compaiono certamente 25.000 anni fa. Vi sono tracce dei primi archi, costruiti con materiali estremamente deperibili, di 15.000 anni, come le loro probabili raffigurazioni.









Teoria e pratica

Mettere in pratica le ricerche archeologiche, ricostruendo i reperti, cercare strumenti simili presso le antiche culture musicali tuttora esistenti.

Nel 1976 mi sono recato in Himalaya per studiare le culture sciamaniche , soprattutto l'impiego di ossa animali e umane per ottenere degli strumenti a fiato.
Dopo tre anni sono tornato con un oggetto sacro, un'osso d'aquila, un'ulna, simile a quelle trovate numerose negli scavi preistorici del Paleolitico superiore. Conosciuto anche dagli antichi romani che lo chiamavano "acutus" . Un tubo sonoro in grado di essere impiegato come megafono, tromba e, imboccandolo semitrasversalmente come flauto. I suoni che si ottengono sono veramente straordinari, limpidi e cristallini, fluttuanti come il volo dell'aquila. (Si può ascoltare nei CD: Art of Primitive Sound - Strumenti musicali della Preistoria: Il Paleolitico e SYNAULIA volume 1 Strumenti a fiato).
Questo strumento realmente antico si può considerare come uno Stradivari dell'epoca preistorica.





I Suoni nelle Caverne

Dal 1986 con mia figlia Luce abbiamo iniziato a sperimentare i suoni nelle spettacolari grotte di Toirano. In questa cittadina ligure abbiamo vissuto per tre anni all'inizio degli anni 90. Un'immersione totale nella preistoria.
Analisi acustiche, registrazioni sonore per cd e radioprogrammi, concerti impiegando i primi strumenti musicali, tra cui le stalattiti e stalagmiti.

Si hanno tracce nel Paleolitico superiore di ripetute percussioni sopra stalattiti e stalagmiti. Non tutte le stalattiti e stalagmiti suonano se percosse, ma alcune rivelano suoni veramente straordinari e incredibili, dai potenti gong bassi sino a suoni sottili e cristallini. Abbiamo registrato (in via del tutto eccezionale) anche nelle grotte di Borgio Verezzi questi fantastici suoni ( CD ) percuotendo le pietre direttamente con le mani o con appositi batacchi di gomma per non intaccarle.





Innanzi tutto bisogna entrare nelle caverne in religioso silenzio, sedersi, rilassarsi, per vivere l'esperienza di sentire con il proprio corpo e la propria mente le energie telluriche.
Chiudere gli occhi per il buio, vuol dire aprire le orecchie all'ascolto.

Fenomeni acustici nelle caverne
In alcune caverne il vento passando tra le fessure delle rocce produce sibili, fischi, strane voci, persino attorcigliati ululati.
Lo stillicidio è la musica più tipica delle caverne. Chi le conosce e le frequenta sa degli incredibili concerti che si possono ascoltare quando le gocce d'acqua cadono sulle diverse formazioni rocciose, nelle svariatissime pozze e nei laghetti, producendo suoni di differenti tonalità, una polifonia straordinaria (vedi grotta di Fingal, nella descrizione di Rudolf Steiner).
Nella grotta della Basura, a Toirano, si trova un punto dove si può ascoltare una goccia invisibile che batte ogni secondo come un perfetto orologio.

Esperienze sonore con gli strumenti musicali preistorici
Suoni microscopici, personali e impalpabili o potenti in grado di far risuonare l'intera caverna. Suoni che strisciano sul terreno, che giungono alle spalle, oppure si rivelano sulla volta, si creano echi, riverberi, risonanze e rimbombi, oscillazioni, armonici simpatici e battimenti.
Walter Maioli

Pensate all'effetto acustico che può essere prodotto nelle caverne, onde sonore come surf che rotolano ed echeggiano attraverso passaggi attorcigliati, onde sonore intrappolate e rimbalzante avanti e indietro dalle pareti riflettenti entro camere di eco naturale, onde sonore soffocate e strapazzate e riverberanti che si gonfiano e sbiadiscono, soffici e tonanti, sostenute e provenienti da una grande distanza e che si avvicinano lentamente o forti e improvvise e a portata di mano. Immaginate il suono dei rombi volanti vicino in un labirinto sotterraneo, il suono di flauti che si alza alto e limpido come un grido umano o di un'uccello proveniente da qualche luogo impossibile da localizzare.
John E. Pfaiffer


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