Sei nella sezione: WALTER MAIOLI ATTIVITA' |
||
Walter Maioli | Flauti, dalla Preistoria all’elettronica | Plinio, l'usignolo e le tibiae | Aktuala | | ||
Plinio, l’usignolo e le tibiaedi Walter Maioli
|
|||
![]() |
![]() |
||
Dai primi anni 70 Walter Maioli studia,
e sperimenta i doppi flauti. |
|||
Quando Plinio parla delle tibiae, Barker le interpreta come tibiae ad ancia non prendendo in considerazione la possibilità che possano essere due flauti a zeppa. Plinio nel testo prima elenca i virtuosismi
canori dell’usignolo,
ovvero le qualità sonore e le modalità esecutive di intere
frasi o passaggi musicali : garrulus, modulatus, continuo spiritu,
variatur inflexo, distinguitur conciso, copulatur intorto, promittitur
revocato, infuscatur ex inopinato, plenus, gravis, acutus, creber,
extentus, vibrans, summus, medius, imus, suavitas. Bombus: il suono delle api come bordone (WM)Apuleio nelle Florida racconta che Iagnis
padre e maestro di Marsia inventò l’aulos o tibia doppia: innanzitutto nel suonare
distanziò le mani l’una dall’altra (manus
discapedinavit); animò due oboe con un unico
soffio (duas tibias uno spiritu animavit); e
servendosi contemporaneamente delle canne di sinistra e destra, produsse
per la mescolanza di un suono acuto e di un bordone grave l’accordo
musicale (acuto tinnitu et gravi bombo, concentum
musicum miscuit). Sulle tibiae dell’antichità romana è stato
scritto e ipotizzato di tutto, e il discorso vale anche per l’aulos greco
e gli strumenti ad ancia Egizi, Mesopotamici, Anatolici, Iberi,
Etruschi, Celti. Qui riporto il testo di Plinio e la traduzione di Andrew Barker. |
|||
[81] Lusciniis diebus ac noctibus continuis
XV garrulus sine intermissu cantus densante se frondium germine, non in
novissimis digna miratu ave. primum tanta vox tam parvo in corpusculo,
tam pertinax spiritus; deinde in una perfecta musica scientia: modulatus
editur sonus et nunc continuo spiritu trahitur in longum, nunc variatur
inflexo, nunc distinguitur conciso, copulatur intorto, promittitur revocato,
infuscatur ex inopinato |
[81] Il
canto dell'usignolo è loquace (garrulus) e
si protrae per quindici giorni e quindici notti continue, senza interruzione,
quando le gemme germogliano. È un uccello che merita di essere ammirato
in modo particolare. In primo luogo, possiede una voce tanto potente
in un corpo così piccolo, e un fiato molto persistente. In una sola
creatura si trova una perizia musicale (musica scientia) perfetta:
il suono che produce è armonioso (modulatus); ora è protratto
con una emissione di fiato continua (continuo spiritu), ora è variato
con un'emissione curvilinea (variatur inflexo), ora si spezza
in vari frammenti (distinguitur conciso), è unito mediante
un respiro attorcigliato (copulatur intorto), emesso con rinnovato
impulso (promittitur revocato), inaspettatamente oscurato (infuscatur); |
||
[82], interdum
et secum ipse murmurat, plenus, gravis, acutus, creber, extentus, ubi
visum est, vibrans, summus, medius, imus. breviterque
omnia tam parvulis in faucibus, quae tot exquisitis tibiarum tormentis
ars hominum excogitavit, non ut sit dubium hanc suavitatem praemonstratam
efficaci auspicio, cum in ore Stesichori cecinit infantis. ac ne quis dubitet
artis esse, plures singulis sunt cantus, nec iidem omnibus, sed
sui cuique. |
[82] talvolta l'uccello
mormora fra sé; il canto è pieno (plenus), pesante (gravis), penetrante (acutus), continuo (creber), esteso (extentus), vibrante (vibrans), quando
pare opportuno; più alto, medio, più basso (summus, medius,
imus). In breve, in una gola così piccola
l'usignolo
possiede tutto quello che l'abilità umana (ars) ha
escogitato per i sofisticati tormenti (tormentis) a cui vengono
sottoposte le tibiae, cosicché non
c'è alcun dubbio
che proprio questa soavità (suavitas) fu presagita mediante
un auspicio efficace quando un usignolo cantò sulle labbra di Stesicoro
bambino. E, nel caso si dubitasse che è proprio una questione di
maestria (ars), ogni usignolo ha un canto diverso: non è lo
stesso per tutti, ma ciascuno ha il suo. |
||
[83] certant inter se, palamque animosa contentio
est. victa morte finit saepe vitam spiritu prius deficiente quam cantu.
meditantur aliae iuveniores versusque quos imitentur accipiunt. audit discipula
intentione magna et reddit, vicibusque reticent: intellegitur emendatae
correptio et in docente quaedam reprehensio. |
[83] Gareggiano tra loro
con un'accesa rivalità (contentio). L'uccello
sconfitto spesso pone termine alla sua vita e muore, poiché il suo
respiro viene meno prima che il canto sia finito. Altri uccelli più giovani
si esercitano e imparano melodie da imitare; l'allievo ascolta con grande
attenzione e ripete; maestro e allievo a turno tacciono; possiamo
percepire nuovi sforzi da parte dell'allievo che è stato ripreso
e una sorta di biasimo da parte del maestro. |
||
[84] ergo servorum illis pretia sunt, et quidem ampliora
quam quibus olim armigeri parabantur. scio HS VI candidam alioqui, quod
est prope invisitatum, venisse, quae Agrippinae Claudi principis coniugi
dono daretur. visum iam saepe iussas canere coepisse et cum symphonia alternasse, sicut
homines repertos qui sonum earum addita in transversas harundines aqua
foramen inspirantes linguaeve parva aliqua opposita mora indiscreta redderent
similitudine. |
|
[84] Perciò gli
usignoli hanno gli stessi prezzi degli schiavi, e alcuni costano più di
quanto una volta si pagassero gli armigeri. So che uno di loro, che
oltre tutto era bianco fatto molto raro fu venduto a seimila sesterzi
per essere offerto in dono ad Agrippina, moglie dell'imperatore Claudio.
Oggi si vede spesso che cominciano a cantare a comando, alternandosi
con un'orchestra (symphonia), così come ci
sono stati uomini che hanno imitato il canto degli usignoli in modo
che fosse impossibile distinguere la differenza, soffiando nell'imboccatura
di canne inclinate in cui era stata versata dell'acqua, o mediante
una linguetta che ostruiva parzialmente il passaggio dell'aria. |
|
[85] sed hae tantae tamque artifices argutiae a XV diebus
paulatim desinunt, nec ut fatigatas possis dicere aut satiatas. mox aestu
aucto in totum alia vox fit, nec modulata aut varia; mutatur et color.
postremo hieme ipsa non cernitur. linguis earum tenuitas illa prima non
est quae ceteris avibus. pariunt vere primo, cum plurimum, sena ova. |
[85] Ma queste capacità canore,
così grandi e così artistiche,
gradualmente vengono meno dopo quindici giorni; non si può dire
se questo avvenga perché gli usignoli sono stanchi o soddisfatti
fino alla nausea. Successivamente, come aumenta il caldo, la loro
voce si trasforma e non è più armoniosa né variata,
e anche il loro colore cambia. Infine durante l'inverno l'usignolo non
si vede. La lingua non termina a punta come quella degli altri uccelli.
Depone le uova all’inizio della primavera, al massimo nel numero
di sei. |
||
Plinio nella Naturalis Historia Plin. nat. 10,29,43,81-85Primo secolo d.C. |
"Barker Andrew, Euterpe. Ricerche sulla musica greca e romana, a cura di Franca Perusino e Eleonora Rocconi, ETS, Pisa 2002" | ||
Il commento che Barker fa di
questo testo, si riferisce a una modalità esecutiva: “in questo caso il passaggio
dalla composizione all’esecuzione comporta qualcosa che è molto
più simile ad una serie di variazioni improvvisate su un tema
che alla riproduzione fedele di una determinata partitura”, così come
avviene oggi nel jazz. Molto interessante, per lo studio
degli antichi strumenti musicali, è questo
punto del testo di Plinio: “sicut homines
repertos qui sonum earum addita in transversas harundines aqua foramen
inspirantes linguaeve parva aliqua opposita mora indiscreta redderent
similitudine” [84] Innanzitutto in questa frase, ancora una volta
viene rivelata l’abilità di
suonatori in grado di imitare
l’usignolo, invece Barker interpreta un degradare dei musicisti
in questo e altri passaggi del testo di Plinio: La seconda parte
del contributo di Barker - nella ricchezza di approcci disciplinari che,
come si è già visto, caratterizza il volume - indaga come
la terminologia desunta dalla retorica che Plinio usa per descrivere
le caratteristiche musicali del canto dell'usignolo, sveli anche l'atteggiamento
negativo di Plinio stesso (e dei suoi lettori) nei confronti delle sottigliezze
esecutive dei tibicines (Gianfranco Mosconi) Qui emerge decisamente l’approccio di Barker (e della quasi
totalità degli studiosi di musica dell’antichità)
alla musica romana dal punto di vista solo “greco”, approccio
che sinora ha caratterizzato tutti gli studi classici, e di conseguenza nella
cultura generale del villaggio globale tutto ciò che vi è di
romano, musica compreso, deriva dai Greci. Ritornando allo scritto di Plinio [84] vi sarebbe molto, molto da dire nel cercare di interpretare gli inconsueti e straordinari strumenti di cui sta parlando, cosa che invece Barker non prende in considerazione, anzi dice: vi è qualcosa di vagamente beffardo nella descrizione che egli fa di coloro che tentano di imitare il canto dell’uccello con curiosi congegni meccanici (pag.98). Barker sembra provare una particolare avversione per i musicisti (per me del tutto sua personale e non di Plinio) dicendo: “Non è del tutto
chiaro, in effetti, il motivo per il quale Plinio nomini costoro, visto
che essi non aggiungono nulla alla descrizione dell’usignolo”.
(Andrew Barker, Euterpe) Prendiamo in considerazione gli strumenti di cui Plinio parla, un esempio: |
|||
![]() MAT – nome egiziano |
![]() |
![]() |
Foto a lato : |
Strumento ampiamente raffigurato e menzionato (ho iniziato
a svolgere sistematiche ricerche e studi sui flauti obliqui dal
1976, ad oggi, al Cairo, Turchia, Persia, Afghanistan, Pakistan, Kashmir
e Nord India), nonostante cio’ John G. Landels, nel capitolo
dedicato al plagiaulos, nel suo libro sulla musica nell’antica
Grecia e Roma, descrive in modo inappropriato il flauto obliquo : Non posso qui addentrarmi troppo nel cercare di fare un po’ d’ordine tra le terminologie impiegate dagli studiosi, nelle traduzioni e le loro interpretazioni. Porto un esempio delle ricerche e del lavoro di Archeologia sperimentale
da me svolto. |
|||
Flauto in cicuta costruito da Walter Maioli (con i
gambi della Cicuta maggiore, Conium maculatum)
come indicato nelle “Bucoliche” di
Virgilio : cicutis fistula. Questo esemplare ha più di dieci
anni
ed è stato ripetutamente impiegato con successo durante concerti,
conferenze e registrazioni.
Produce un suono potente, con un timbro particolarmente
soave.
Interessante l'articolo di Gaetano Barbella
"Sacrificio pagano di Garofalo - Triplofonia dell'irrazionalità"
http://www.webalice.it/gbarbella/garofalo.html